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Pezzetti di vita

Un giorno di viaggio vuole dire cucirsi addosso tanti pezzetti di vita.

Stamattina a Cala Gonone c'era quella luce grigia che precede l'alba. Gli unici ad essere in giro erano dei ragazzini. Se ne stavano su delle sedie di plastica di un bar chiuso, a sparare cazzate con delle bottiglie di birra ormai vuote appoggiate sul tavolo. Non facevano casino, erano troppo stanchi. Ho ripensato a un'estate di sedici anni fa, i rientri dopo i falò in spiaggia, le merendine schiacciate nello zaino.

Poi, dopo aver visto il sole sorgere, è stato il turno di un pescatore. Era all'imbocco del porticciolo, con due gambe smilze e una maglietta blu, fissava l'acqua appena increspata senza espressione.

La terza vita si è palesata intorno alle nove, quando mi sono svegliato per la seconda volta. Al campeggio c'era un gruppo di mamme in partenza con i loro figli. Avevano il loro bel da fare a tenerli a bada: C'era chi si lamentava per il viaggio troppo lungo, chi chiedeva aiuto per scrivere una cartolina e chi, semplicemente, frignava per tutto il tempo.

Intorno all'ora di pranzo sono andato in spiaggia. Ci ho trovato un gruppo di ragazzi sui sedici anni, i maschi così infantili nel loro giocare a palla, spintonarsi e bestemmiare per sentirsi grandi. Le ragazzine poco lontano che facevano commenti maligni a mezza voce.

Poi ho cambiato spiaggia, in una caletta appartata c'era un signore sulla settantina. I lineamenti spigolosi, lo sguardo profondo, da sardo fiero, come si è subito premurato di dire a una coppia con cui ha attaccato bottone. Ha parlato con loro per un'ora e, a sorpresa, me lo sono ritrovato più tardi al bar, invitato dagli stessi ragazzi per un aperitivo. Con una bella camicia a quadri sulla pelle abbronzata, il signore non era per nulla intimorito nel ritrovarsi ad un tavolo con gente molto più giovane di lui. E perché avrebbe dovuto? Scherzava, rideva, ha pure raccontato una barzelletta in sardo.

Dopo cena sono sceso in paese. Cala Gonone ha una bella passeggiata sul mare, dove villeggianti e gente del posto si mischiano alla rinfusa, cullati dal suono delle onde. Ho pensato ai miei nonni, alla fine se sono qui è stato soprattutto per loro. Era troppa la curiosità scaturita dai racconti mitici, quasi mitologici, delle loro vacanze. Me li sono immaginati passeggiare per questa strada, con la faccia serena dopo una giornata in spiaggia. Lui, il Nanni, con la solito polo della La Coste (quella del coccodrillo, come si premura sempre di dirmi). Ha i capelli pettinati all'indietro, gli immancabili baffi, le mani in tasca. È elegante, anzi stiloso, nella sua semplicità. Mia nonna le dà il braccetto, sfoggia un'abbronzatura perfetta, i boccoli biondi le cadono sulle spalle, indossa dei pantaloni bianchi e ha la pelle che sa di mare.

Torno verso la tenda, lo zaino mi aspetta fedele all'ingresso.


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