Australia

Amata da lontano, odiata - a volte - da vicino, l’Australia per me rimarrà sempre la mia seconda e, in alcuni momenti, persino prima casa.

 Dentro quel grosso scatolone di sabbia ci ho trovato gente molto rilassata. Mi è bastato iniziare una conversazione qualsiasi per imparare ben presto la formula magica.

 No Worries!

 Una sorta di Hakuna Matata o, se preferite, sta’ senza pensier. Perché la vita può riservarti tante scocciature ma quando sei con una bella cassa di birra ad ammirare un tramonto da favola sull’oceano, magari con la tua fedele tavola da surf a fianco, beh... i problemi sono lontani, proprio come l’Australia.

No worries, mate.

Mate è l’amico. Non quello fraterno, per cui noi latini saremmo disposti a buttarci nel fuoco. Il mate può essere chiunque, dal cassiere del supermercato che aspetta pazientemente che svuoti il carrello mentre dietro si forma la fila o il super palestrato che scontri inavvertitamente in un locale. Quasi certamente non stringerai alcun rapporto durevole con nessuno dei due ma in entrambi i casi arriverà un bel sorriso comprensivo e inaspettato.

No worries mate. Facile no?

Gli australiani sono gente alla mano, che prendono le cose alla leggera, a meno che non si tratti della loro incolumità, per la quale hanno un’attenzione quasi maniacale. Difficilmente mi dimenticherò gli specchietti retrovisori collocati ad ogni angolo dell’ufficio per evitare collisioni tra colleghi, sempre con l’immancabile mug (tazza) in mano colma di long black (miscuglio di caffè allungato con abbondante acqua calda). Per non parlare della formula di rito con la quale si aprono le riunioni, è detta safety moment e consiste nell’enfatizzare un potenziale pericolo sul posto di lavoro. Ricordo i sinceri complimenti ricevuti dal mio capo quando chiesi di prestare la massima attenzione ai colleghi muniti di cravatta nell’utilizzare la macchina distruggi documenti. Una distrazione può essere fatale.     

Per le strade di questo sconfinato paese ho respirato a pieni polmoni lo spirito di uno stato giovane e forte, promotore di un modello meritocratico, capace di valorizzare chi lavora sodo e condannare, socialmente ancor prima che giuridicamente, chi invece prova ad approfittarne. E scusate se è poco.

Al contempo ho toccato con mano un triste negazionismo, che tende a sminuire il quasi totale sterminio degli aborigeni – gli unici, veri australiani – relegando il tutto a un episodio storico ormai passato. Come se i pochi superstiti, confinati in riserve nella stessa terra che fu dei loro avi, non rappresentino una ferita ancora sanguinante. E’ stato poi ammirando il tramonto scolpito sul cuore rosso dell’Australia, Uluru, che ho potuto riconciliarmi con tutto ciò. Se capitate da quelle parti non siate irrispettosi e rinunciate alla scalata sulle sue pendici. Sarà più che sufficiente farci un giro intorno, quando la luce inizia a calare, la calura concede una tregua e le crepe della roccia si colorano di tinte assurde. Anzi, così facendo capirete davvero perché questo sia considerato il luogo sacro per antonomasia dalle popolazioni locali.

In Australia mi sono tuffato nelle acque di un blu inaudito, sfiorando con le dita pesci variopinti e salutando tartarughe dalla faccia rugosa. A bordo di uno splendido brigantino d’inizio Novecento ho esplorato atolli incontaminati, sparsi come un pulviscolo dorato lungo la barriera più preziosa al mondo, quella corallina.

Ho visitato la città più bella, Sydney, per rimanerne perdutamente innamorato. Scendere dalla stazione di Circular Quay, spalancare gli occhi e ritrovarsi l’imponente Harbour Bridge sulla sinistra, l’armoniosa Opera House sulla destra e, nel mezzo, una baia grandiosa attraversata da pittoreschi battelli: questo è uno dei più bei spettacoli che l’uomo e la natura abbiano mai messo in scena. Questo è Sydney.

Come un bambino sono rimasto a bocca aperta nel conoscere animali buffi, divertenti e unici. La prima volta che mi sono casualmente trovato dinanzi ad un canguro stavo per svenire dall’emozione. Vederlo poi allontanarsi, compiendo ampi e graziosi balzelli, mi ha quasi fatto uscire le lacrime. Ho provato ad interloquire con koala assonnati, i quali non mi hanno però ricambiato nemmeno di uno sguardo, intenti com’erano a sgranocchiarsi un ramo di eucalipto. E poi mi sono coccolato il mio marsupiale preferito, il vombato, un simpatico orsacchiotto ciccione dall’espressione talmente dolce che vorresti tenerlo abbracciato per tutta la vita.

Qui ho pianto e gioito. Sono cresciuto e nel farlo ho commesso i miei sbagli. Ho scoperto una terra che sapevo essere tremendamente lontana e ora sento assurdamente vicina.

In Australia ho lasciato un pezzo del mio cuore e prima o poi ci tornerò, giusto per vedere se lì, a casa, stanno tutti bene.

(le foto di questa pagina sono di Alessio Rodinò)