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  • Immagine del redattoreAlitaki

Le cose che non mi insegnarono


Mi hanno insegnato che la vita è fatica, sudore, sacrificio. Che il lavoro viene per primo, poi tutto il resto.

Mi hanno insegnato che le cazzate è meglio non farle ma, come dire, se proprio devi a vent’anni sarai perdonato, perché le abbiamo fatte tutti. A trent’anni no, non c’è più tempo, bisogna mettere la testa a posto, possibilmente in un bel posto.

Mi hanno insegnato che sì, è importante seguire la propria strada ma alla fine la strada è sempre la stessa. Scuola, università, fidanzata, lavoro, matrimonio, figli. Fine settimana, la spesa al sabato mattina, le vacanze ad agosto, la pensione a sessant’anni, anzi settanta, anzi chissà. La Morte, che arriva sempre troppo presto.

Mi hanno insegnato che i modelli sono quelli da imitare, mi hanno insegnato che a fallire sono i perdenti, quelli da temere, anzi da disprezzare.

Mi hanno insegnato che i soldi non fanno la felicità, ma aiutano a sistemarti e se non ti sistemi, come cazzo farai ad essere felice.

Mi hanno insegnato a stare zitto quando certe cose le pensi ma non si possono dire, mi hanno insegnato le buone maniere, il percorso per tornare a casa, le poesie a memoria.

Non mi hanno insegnato a guardare un tramonto. A fermarmi, per dei minuti che diventano ore. Non mi hanno insegnato a camminare. Sì, l’hanno fatto, ma era sempre per andare da un punto A fino a un punto B. Non mi hanno insegnato a perdermi, non mi hanno mai detto quanto sia bello fuggire. Non mi hanno insegnato gli slanci, gli abbracci, le pazzie. Non mi hanno insegnato a farmi male, perché il fuoco che brucia è una brutta sensazione, eppure il freddo dentro è la peggiore delle condizioni.

Non mi hanno insegnato a scegliere, a ragionare, a pormi dubbi su tutto quanto, perché tutto quanto non va mai messo in discussione. Non mi hanno insegnato ad alzare la testa, a mandare a fanculo, non mi hanno insegnato le parolacce, le sconcezze. Non mi hanno insegnato come nascono i bambini.

Non mi hanno insegnato a navigare, a viaggiare, a licenziarmi da un lavoro. Non mi hanno insegnato a scrivere, a cantare, a suonare una chitarra. Non mi hanno insegnato perché non c’era tempo, meglio pensare alle cose serie. Non mi hanno insegnato ad ascoltare, a soffrire, a disperarmi. Non mi hanno insegnato a sporcarmi.

Non mi hanno insegnato perché non c’è nessuno che abbia imparato davvero, se non insegnandolo prima a sé stesso.

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1 Kommentar


marco.mangili
07. Jan. 2021

Ahimè lo confesso sono un misero piccolo borghese di inevitabili limitate visioni della vita e non posso certo ambire di insegnare i più alti traguardi filosofici sul senso della vita. Inevitabilemente non sono neanche in grado di insegnare nulla a nessuno tantomeno a me stesso ma da padre ho cercato di insegnare ai mie figli il valore dell’onestà, del rispetto di tutto ciò che ci circonda, nel dare il proprio contributo alla società di cui facciamo parte.


Il lavoro di ciascuno rappresenta il contributo che dobbiamo dare per giustificare il nostro passaggio sul pianeta terra, l’evoluzione di cui godiamo si realizzato grazie a questo, ai pochi più fortunati lasciando testimonianza diretta di quanto fatto, nella maggior parte dei casi…


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