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In cammino


La prima volta che ho pensato di fare il Camino è stato più di quattro anni fa, pochi giorni dopo essere andato a trovare il mio zio di Francia. Era inverno, faceva freddo e il cielo era grigio. Sono arrivato nella piazza della Cattedrale e da lì ho visto la lunga scalinata dalla quale sono soliti arrivare i pellegrini. Che cosa si prova in quel momento? Gioia? Felicità? Liberazione? Gratitudine?

Negli ultimi mesi ho vissuto un’attesa sempre più grande, fino a questa mattina, quando mi sono svegliato ed ero il bambino di un po’ di anni fa, che la mattina del venticinque corre in soggiorno per vedere se è passato Babbo Natale. Per il Camino ho lasciato in sospeso delle cose, quelle con cui tutti noi dobbiamo fare i conti prima o poi, e mi sono dedicato ad altre. Ci ho riposto tante aspettative, così come faccio sempre quando credo in qualcosa. Quando qualcuno mi dice “Matte, non esagerare con l’entusiasmo” io alzo le spalle, lo guardo un istante e rispondo “Sono fatto così”. E non intendo cambiare. Degli occhi che brillano, un amico che non vedo da tanto tempo o una mail inaspettata, ci vuole davvero poco per farmi prendere il volo. Quando sono lassù, il panorama è proprio bello. Pazienza se a volte si finisce per terra, qualcuno ha detto che le persone si giudicano non per i successi ma per tutte le volte in cui si rialzano dopo essere caduti. Allora eccomi qui, ora sono in piedi, pronto più che mai a camminare. Ora c’è solo un treno che parte tra un’ora, e tutto il resto è sfumato, lontano. C’è, mentre scrivo, una scossa che parte dalla schiena, la sento cingermi sotto le braccia come se qualcuno mi volesse abbracciare, poi arriva su fino al collo e infine si scioglie in un brivido dietro la nuca.

C’è il presente, quello che il più delle volte ci sfugge, uno prova a rincorrerlo e poi si ritrova invecchiato, con i capelli un po’ brizzolati a guardarsi allo specchio e ripensare ai bei tempi andati. Il presente è ora, e sono tante piccole emozioni impazzite di cui non riesco e non voglio avere il controllo. Il presente l’ho visto domenica sera, mi sono ritrovato in una piazza piena di bandiere e di giovani. C’era una coppia, due ragazze bellissime, che si baciavano e stringevano forte, poi hanno levato le braccia al cielo e con gli occhi commossi si sono messe a cantare. Ho pensato che è bello quando succede quello in cui credi.

Ci siamo davvero, un ultimo sguardo al cellulare, il tempo di pubblicare questo post e via facebook, instragram, whatsapp. Via tutto ciò che non sia parte di me, e per questo il mio orsetto giallo è già stato riposto nello zaino. Via tutti i pensieri che a volte inquinano la testa, mentre nel cuore c’è spazio eccome per tutti quei volti che hanno condiviso questa mia bellissima attesa.


Mi hanno detto che c’è una domanda che più di ogni altra ti verrà fatta dalle persone che incontri lungo la strada. Una domanda talmente banale che a volte non basta nemmeno una vita per trovare la risposta.

“Tu perché sei in cammino?”


Ultreya y Suseya chicos.

Matteo

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