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Briciole




La lama ha perso il filo.


Non è certo una novità, fin da bambino mi divertivo a passare il coltello sulla mano, osservando poi soddisfatto le linee appena accennate sulla mia pelle. Ora me ne servo per ammucchiare le briciole rimaste sulla tovaglia. Devo stare attento, al centro c'è una macchia di vino ancora umida, e ho un certo ribrezzo a pensare al pastone che si potrebbe creare. Raggruppo le briciole in due pile distinte, vicino al bordo del tavolo. Quasi le pettino, prima in senso orizzontale e poi verticale, fino a quando il mucchietto inizia a prendere una certa consistenza. È domenica pomeriggio, sono seduto a tavola da un tempo indefinito, il solito pranzo in cui si è mangiato troppo e poi ci si ritrova stravolti a russare su di un divano. La televisione trasmette imperterrita un programma sul terzo canale, di quelli che tutti reputano molto interessante ma che poi nessuno ha voglia di guardare. C'è un tizio che parla con un certo ardore dell'unicità di alcuni termini.

«Prendiamo ad esempio l'inglese. Lonely e Alone. il primo è una condizione emotiva, traducibile in italiano con "mi sento solo". La seconda è un dato di fatto, vale a dire non sono in compagnia di nessun altro. Non stai né bene né male, sei solo e basta».

Sistemo le ultime briciole, poi poso il coltello e continuo a guardare il tizio, senza ascoltarlo.

Da qualche tempo vado a correre vicino al mare, lungo un marciapiede stretto e lungo che dal quartiere di Voltri segue fedele l'Aurelia. Genova finisce subito dopo, e in quattro chilometri si giunge al primo paese. Si chiama Arenzano, ha una bella passeggiata dove la gente cammina tenendosi le mani dietro la schiena. C'è una giostra con gli autoscontri sempre mezza vuota, e il gestore ritiene che il miglior modo per attrarre gli avventori sia sparare musica a tutto volume. Di solito arrivo ad Arenzano a fine pomeriggio. In questo periodo, se il cielo è terso, le onde del mare si colorano della stessa luce del sole, rendendola ancora più intensa. Quando sono stanco e non ho voglia di andare avanti sporgo la testa da quella parte, e nella meraviglia trovo sempre nuove energie. A volte, però, penso che questo spettacolo sia troppo bello per essere visto da solo. Lonely sono io, quando vorrei godere della compagnia di un volto sorridente, e ritrovare nei suoi occhi lo stesso scintillio che vedo nel mare. Sarebbe bello soffermarsi sulla sua espressione, ancora più dolce del solito per via della luce. Magari pure scattarsi una foto insieme, e chi se ne frega di continuare la corsa.

Ad Arenzano c'è un albero che fa da giro di boa, sfioro il tronco e poi torno indietro, mentre il cielo inizia a farsi buio, e gli ultimi raggi di sole sono ormai ricordi opachi alle mie spalle. Davanti scorgo ben presto le luci di Genova, che proprio in quei momenti emettono i primi scintillanti vagiti. Davanti a loro la condizione di solitudine cambia. Alone sono io mentre guardo la città, la riconosco come unica casa, e non sto né bene né male. Accetto la sensazione e l'accolgo dentro di me.

Nemmeno il tempo di navigare in questi pensieri che ritorno alla realtà. Istintivamente impugno il cellulare, ne accendo lo schermo per cercare una notifica, un cambiamento, un segnale che per me avrebbe la forza di una fiamma. E per cui sarei disposto a buttarmi nel fuoco, senza avere paura di rimanere bruciato. Ma non ci sono messaggi né tantomeno segnali. Sono solo e non dovrebbe certo essere un cruccio, per me che da anni sono assetato di libertà.


Forse sarebbe meglio costruire. Qualcosa come i mucchietti di briciole. Solo che mi sono distratto e, posato il cellulare, me le ritrovo appiccicate sui gomiti.

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