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A riguardare le fotografie


Da bambino amavo riguardare le fotografie. Spesso lo facevo dopo un rimprovero di mamma o papà quando, al culmine della tristezza, volevo rifugiarmi in qualche momento passato, e tirare fuori lacrime che altrimenti sarebbero rimaste sospese.


Crescendo, ho perso quest’abitudine. Come un po’ tutti mi affanno a cercare qualche scatto da pubblicare al termine di qualcosa di bello, che si tratti di un viaggio o una giornata passata in compagnia. Se sono in vena, lo accompagno con qualche parola ed eccoli lì, istanti di non trascurabile felicità consegnati all’algoritmo spietato dei social. Per qualche ora saranno apprezzati, “piaciuti”, a volte condivisi. Poi basta, relegati nell’oblio di un passato che uccide il presente, brucia emozioni e sentimenti per poi risuonare alla porta sotto forma di una nostalgia artefatta, scandita da lassi di tempo predefiniti. Un anno fa eri qui, due anni fa facevi questo.

Dal 2020 ho avuto la fortuna di collaborare con WeRoad, un tour operator che mi ha portato a viaggiare in molti luoghi del nostro piccolo grande mondo. Attraverso WeRoad ho avuto il privilegio di conoscere tante belle persone, gente che viaggia con la testa e col cuore ancora prima che con le gambe.

Così, ora che ho deciso di mettere la parola fine a quest’avventura, trovo il tempo e la voglia di riguardare le fotografie.

Riaffiorano alla memoria istanti che altrimenti sarebbero andati perduti. Spunta, quella sì intatta e viva, una spropositata gratitudine. Verso chi è venuto a Cuba solo per un fine settimana, ma non per questo non ha vissuto l’essenza del viaggio. Ripenso a chi, in una notte a Fuerteventura, ha voluto raccontarmi paure e ambizioni della propria vita. Al compleanno di uno di noi celebrato lungo la via principale di Corralejo, ai brividi per il breve, sentito discorso del festeggiato. Mi sento vicino a quelle persone che mi hanno accompagnato lungo i sentieri della mia Liguria, permettendomi di farli innamorare della terra più bella del mondo. Sono riconoscente a chi ha festeggiato con me la vittoria dell’Italia agli europei a Corfù, facendosi un bagno all’una di notte e stupendosi della mia gioia spropositata. C’è chi ha sofferto seduto per terra nella semifinale contro la Spagna, chi ha preso il largo a bordo di una barca verso le isole Pontine. Le foto scorrono veloci, e mi sento leggero come l’aria che si respira intorno alle Dolomiti, commosso come quando abbiamo lasciato degli ometti di pietra ai piedi delle Tre Cime. Ascolto con affetto e brividi chi mi ha detto che quel viaggio l’ha cambiato per sempre. Le fotografie mi portano in una baita di legno a Rovaniemi, preludio di un viaggio lungo le strade bianche, ghiacciate della Lapponia. Chi faceva parte di quella comitiva ha gridato al miracolo quando il cielo si è acceso con le fiamme dell’aurora boreale, si è scaldato le mani al fuoco di un falò improvvisato sotto una Kota. Anche in questo caso, ha saputo piangere di gioia e riconoscenza.

Sento di voler dire grazie a chi è venuto con me in una terra in cui la natura è – ancora – nel suo stato di grazia, l’Islanda. Chi mi ha dedicato una poesia dai toni ironici e affezionati. Chi si è sentito schiaffeggiare il viso dal vento, chi non si è lamentato per avere cenato in una stazione di servizio e chi, dietro agli zampilli di una cascata troppo grande per essere vera, è rimasto per alcuni preziosi minuti in silenzio, folgorato dalla bellezza.

C’è stato poi chi mi ha ascoltato in una stanza d’albergo di Petra, e fin da subito ho compreso che quello sarebbe divenuto un amico per sempre. Chi ha condiviso con me una coperta sotto il cielo stellato del Wadi Rum, chi mi ha ospitato per qualche giorno nella sua casa ad Amman, facendomi vivere la magia del Ramadam. Ci sono stati, tra le montagne del Nepal, infaticabili camminatori, disposti a scendere e poi risalire centinaia di scalini solo per un bagno in delle terme infestate da sanguisughe e con un caterpillar che puzzava di diesel. Che storia, ragazzi! Voi, che vi siete svegliati una mattina prima dell’alba e vi ho ritrovato in religioso silenzio, ad ammirare l’Anapurna che andava ben oltre il cielo. Ancora voi, gente che l’ultima sera ha saputo ringraziarmi con parole toccanti lasciate su un quadernetto giallo dove trascrivere gli appunti del mio viaggio successivo, che già sapevo essere l’ultimo con WeRoad. Un viaggio in una terra a cui da qualche tempo sono legato da un doppio filo. Il primo è datato 2020, quando dovevo andare in Latinoamérica con un biglietto di sola andata. Il secondo è assai più recente, ed è stato tirato tra le canne di bambù di un lago ad alta quota. Porta il colore degli occhi di chi era con me, di chi non c’è più e per questo continua ad esserci. Ha il suono di voci allegre, innamorate. Gente che si svegliava alle 4 di mattina, e pure prima, con la voglia di cantare e celebrare la vita. Persone capaci di emozionarsi guardandosi dentro e di vivere un viaggio che, a pensarci bene, assomiglia a una vita intera.

A quella gente, a tutta questa bella gente che mi ha accompagnato in questi undici viaggi rinnovo il mio grazie. Grande come gli abbracci con cui ci siamo salutati alla fine di queste irripetibili avventure. Sincero come la voglia di rivedervi, magari sotto qualche cielo stellato di questo assurdo, incredibile mondo. Perché i viaggi sono un po' come i sogni: non finiscono mai.


Ci vediamo lungo la strada

Matte

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