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Viaggiare e tornare

La felicità di un arrivo è correre da un lato all'altro del ponte della nave, mentre si è circondati da un mare di un blu micidiale. Alzare gli occhi al cielo, azzurro e terso. Pensare che la Sardegna, in tutti questi anni, non mi ha mai deluso. Sempre lo stesso spettacolo di luce, colori, odori. Già perché quest'isola è intrisa di un profumo a metà tra erba selvatica e terra arsa dal sole. Oggi l'ho detto più volte ad Ilaria: eccolo, eccolo! Ma non l'ho sentito ancora fino in fondo, arriverà domani, o forse pure dopo. Ilaria. Compagna di cammino senza aver camminato con lei, perlomeno non nel cammino di Santiago. Pellegrina, donna, sarda. Ilaria che alla mia domanda "che cos'è la Sardegna per te?" mi risponde " un porto sicuro". Ilaria che mi porta nella sua Alghero, e sorride mentre mi spiega delle sue giornate passate nei giardinetti da ragazzina, mi chiede di farle una foto sotto una scultura a forma di monolito. "C'era già quando venivo io", mi spiega. Ilaria che si ferma a fotografare insieme a me, e si innamora un'altra volta di angoli più o meno nascosti della città.

Ero stato ad Alghero solo un'altra volta, quindici anni fa. Sopra i bastioni che circondano il centro storico avevo festeggiato i miei diciott'anni. A ripercorrerli ora non provo nostalgia né voglia di tornare indietro a quei tempi, seppure felici. Intanto Il sole tramonta dietro Capo Caccia, l'ultimo raggio è sul lungomare, la cattedrale e i muri color pastello delle case.

La gente passeggia, mentre una fresca brezza sale dal mare.

A volte viaggiare significa anche tornare.

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