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Un segnale


Si camminava per le Cinque Terre con Harry.

Harry è stato il mio coinquilino a Madrid, in un periodo felice della mia vita. Harry viene da Brisbane, Australia e mi fa sorridere che quando io ero da quelle parti lui era un adolescente. Harry, come me, ha fatto il cammino di Santiago e quando ci troviamo a parlane non abbiamo bisogno di molte parole. Basta che uno dei due accenni qualcosa, e l'altro inizia a sentire dei brividi lungo la schiena, sul viso spunta un sorriso un po' ebete e un po' grato e va bene così. Ieri, dicevo, camminavamo verso Monterosso. La giornata era grigia ma, dopo tanta pioggia, si intravedevano nel mare pozze di luce chiara. Si parlava, in particolare, dell'arrivo a Santiago. Harry aveva deciso che sua madre sarebbe stata con lui, anche se in Australia. La videochiamata è stata so emotional, mi ha detto. Io non gli ho raccontato niente circa il mio arrivo. Ho sempre il timore di sopraffare con il mio carico emotivo, così sto imparando a stare zitto, e ad ascoltare ancora di più ciò quello che l'altro ha da dirmi. Quando Harry ha terminato il racconto abbiamo iniziato a scendere verso il paese. Considerata la pioggia, il terreno era parecchio scivoloso e, nonostante abbia rischiato più di una volta di cadere, mi sono comunque concesso il lusso di evadere. Riflettevo sulla mia idea, vaga come tante altre in questo periodo, di fare un'altra volta il Cammino. Magari quello del Nord, lo stesso che ha fatto Harry e che mi ha assicurato essere molto più solitario del francese. Qualche giorno fa ho pure scritto a un mio compagno di strada, lui si chiama Jose Mari e vive a Pamplona. Mi ha detto che per il momento in Spagna la situazione è ancora abbastanza incasinata, e non sa se gli ostelli sono aperti, ma che avrebbe monitorato la situazione per me. Sarà stata la sua risposta, sarà che in questi giorni sento la voglia di andare senza però sapere bene dove, ma mi è sembrato che non fosse davvero il momento giusto per mettermi in marcia. Ieri, mentre non riuscivo a concentrarmi su quella discesa che pure meritava la mia attenzione, ho pensato che sarebbe stato bello ricevere un segnale. D'altronde quando si è in cammino è così facile, basta seguire le conchiglie gialle. Volevo un indizio per poter dire: ecco, vedi, la tua idea non è tutta sbagliata, vai pure. Intanto siamo arrivati a Monterosso, e prima di prendere il treno avevo voglia di un pezzo di focaccia. Il centro del paese era deserto, ma Harry ha avvistato una focacceria nascosta in un vicolo laterale. You know Monterosso better than me, ho scherzato con lui. Ci siamo seduti, la signora dietro al bancone mi ha servito un pezzo di focaccia con le cipolle ancora fumante. Incuriosita dall'inglese di Harry, mi ha chiesto cosa ci facesse un australiano da quelle parti, di questi tempi. Gli ho raccontato la storia, ho scoperto che anche lei è innamorata di Madrid, così come lo sono stato io. Mi ha spiegato che l'unica cosa che non capisce, di Madrid e della Spagna in generale, sono gli orari. Lei che per il lavoro è abituata a svegliarsi alle quattro faticava parecchio ad aspettare fino alle nove, se non dopo, per trovare qualcosa di aperto. E mentre Harry si sbafava un pezzo di farinata croccante, Serena – così si chiama - mi ha detto che in Spagna ci vuole pure tornare.

Per fare il Cammino.

Così i miei occhi si sono accesi (lo scrivo perché me l'ha detto lei poco dopo) e, con un certo orgoglio, le ho mostrato il ciondolo a forma di concha che porto al collo. Ma Serena non è una che vuole solamente fare il cammino. Lei ce l'ha come sogno, ambizione e progetto. Da sotto il bancone ha tirato fuori un quaderno, di quelli delle elementari. Nelle prime pagine ci sono disegni a matita, bellissimi, di chiese, ponti e paesaggi che incontrerà lungo la strada. Dal canto suo, Serena ha già scritto, con una calligrafia di altri tempi, l'itinerario giorno per giorno, annotando chilometri da percorrere, luoghi da vedere. C'è persino una mappa del nord della Spagna che ripercorre tutta la strada da fare. La prima parte, da Saint Jean a Burgos mi pare, è colorata, perché Serena non riuscirà a farlo tutto insieme, per via del lavoro.

Siamo rimasti a parlare ancora per un po', e a differenza di prima non mi sono fatto problemi a tirare fuori la mia storia, a raccontare alcuni pezzetti del mio cammino, anche se non volevo dire troppo per non rovinare l'esperienza. L'abbiamo salutata poco dopo, avevamo un treno da prendere. Serena ci ha detto che è stato bello conoscerci, e per me lo è stato ancora di più.

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