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Un papà, a Cagliari


Il bambino è talmente vicino al cellulare che sembra voglia entrarci dentro. Con il dito pigia sicuro sullo schermo, e intanto muove le gambe su e giù senza sosta, come facevo quando lavoravo in ufficio. Se alza gli occhi ha un'espressione assente, stanca. Il papà ha dovuto rispondere a una telefonata ma è roba di poco, poi potrà tornare davanti al suo giocattolo. Il papà. Continua a fumare una sigaretta dietro l'altra e si guarda intorno con fare sicuro, deciso. È un bell'uomo sulla quarantina, veste una camicia a righe finissime, all'altezza del petto è aperta anziché chiusa come vorrebbe il bonton. Ma a un uomo così glielo sì può concedere, ha un fisico slanciato, sembra uscito fuori dalla china di un disegnatore. Sì accende un'altra sigaretta, il bambino intanto per mettersi comodo appoggia un piede sulla sedia. "Davide, stai composto!" Davide ritrae la gamba, e si mette a sedere come una persona adulta.

Nel mentre Cagliari si sveglia senza fretta, non c'è molta gente per strada. Il quartiere dove alloggio non ha una particolare identità, ricorda i tanti dormitori tirati su in fretta e furia negli anni 50. Avvicinandosi verso il centro tutto cambia, il profumo della Sardegna che, incredibilmente, arriva pure da queste parti, si appoggia sulla magnificenza di una città che è più che capoluogo. Cagliari è grande, non nelle dimensioni ma nel suo modo di essere, nella sua voglia di mostrarsi dinanzi a chi la scopre per la prima volta. Cagliari ti abbraccia mentre sali per andare fino al Castello, e poi ti disorienta con le sue vie strette e buie. Cagliari ti lascia spiazzato quando dopo pochi minuti di auto ti ritrovi in una spiaggia deserta, con un faro a solcare il buio della notte, dei ragazzi che fanno il bagno dentro il riflesso di una luna capricciosa. Cagliari è dove finisce il primo viaggio di questo lento e sinuoso girovagare. Smetto di scrivere, Davide non guarda più il cellulare ma abbraccia papà, i due sorridono insieme. Tra le tante cose, il viaggio insegna a non dare nulla per scontato. In viaggio si guarda, sì pensa, ma non si giudica. Davide si alza e se ne va con il suo papà, per un attimo i nostri sguardi s'incrociano. Sorridiamo.

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