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Un discorso tra amici

«E il nuovo lavoro come va?»

Will prima di rispondere butta giù l’ultimo sorso di whisky, accentuando il gusto amaro dell’alcool con una smorfia.

«Mah, direi bene però non riesco a capire se il mio capo è contento di me»

«Vabbè ma lascia perdere il tuo capo. A te piace quello che fai?»

«Massì certo che mi piace, sono nel mio. Però sai che poi si ha sempre bisogno di un feedback, no?»

«Feedback? » – Jack ci pensa un attimo poi riprende con piglio convinto - «Mmm giusto. E dimmi, qual è il tuo feedback sul nuovo lavoro? »

«Bene, sono contento ti ho detto!» - il tono è un po’ infastidito per via dell’insistenza dell’amico.

Il barman strofina stancamente lo straccio sul bancone, è notte fonda di un martedì di inizio ottobre, la città è deserta. L’uomo si chiede quando i due finalmente lo lasceranno libero di chiudere il locale.

«Sai, in effetti hai ragione» dice Jack dopo una pausa di qualche secondo. Ha in mano un bicchiere e lo sguardo è proteso verso un angolo lontano.

«Che?»

«No, dico: la tua risposta ci sta»

«Ah okay» – risponde Will distratto, ha voglia di cambiare argomento.

«Cioè, stiamo sempre a vedere quello che penseranno gli altri di noi. Senza pensare a quello che veramente ci rende felici. »

«Uh segnur e ora chi lo ferma più» – sbofonchia Will con gli occhi al cielo. Fa un cenno al barman per farsi riempire il bicchiere, l’altro obbedisce sconsolato.

«Però pensaci, è così. Ormai c’è gente che va a vedere un tramonto solo per sparare la storia su Instagram»

«Eh vabbè i matti ci sono sempre stati» – controribatte l’amico, rinvigorito dal cicchetto.

«E poi subito dopo a controllare ogni istante in quanti hanno visualizzato, ad eccitarsi e deprimersi allo stesso tempo se la tua ex appare in lista» – prosegue Jack.

«Vabbè, da quando mondo è mondo ci sono anche sempre stati quelli che ci vanno sotto con le donne, cambia solo il mezzo amico mio» - Will sorride sornione.

«Non è questo il discorso. E’ che siamo ossessionati dal giudizio degli altri e non pensiamo più a noi stessi. Cioè, guarda ad esempio proprio l’amore.. »

«L’amore, che c’entra l’amore? »

«Tu mi prendi sempre per il culo che sono innamorato dell’amore, no? Ed è vero. E sai perché? Perché dell’amore mi piace che quando c’è, quello genuino, sincero, spontaneo, bello beh quando c’è quel tipo di amore non te ne frega degli altri, di quello che pensano, di quello che vedono. Sei fermo al semaforo con lo scooter e ti metti a cantare come uno scemo. La signora vicina a te, impeccabile col suo vespino nuovo e casco abbinato, ti guarda disgustata ma tu nemmeno te ne accorgi! Sai di essere felice e importa solo quello.»

«Sei un cazzo di romantico Jack. »

«Vero, però credo che non ci sia niente di romantico nel provare ad ascoltare sé stessi, no?»

«Hai ragione, al massimo mi puzza un po’ di mantra orientale» – risponde l’altro.

«Ma quale mantra e mantra, sul serio Will, riflettici. Io e te facciamo lavori che non ci piacciono, spesso andiamo a serate pallosissime solo per rimorchiare qualche fighetta anche se in realtà non ce ne frega un’emerita minchia. E magari poi finiamo per vivere anche vite che sono l’opposto di ciò che ci aspettavamo. E tutto questo perché? Per una gratifica, un aumento di stipendio, per non deludere i nostri genitori. O per una scopata. »

Su “scopata” il barista ha un sussulto, ma è di breve durata.

«Le nostre esigenze, ciò che vogliamo davvero, diventano più chiare dopo il confronto con gli altri» – Will ha una voce diversa, non si capisce se è risentito o forse finalmente coinvolto dal discorso.

«Le esigenze, se sono davvero nostre, non dovrebbero appartenere a nessun altro se non a noi. Dai pensaci, ti è mai capitato di fare qualcosa che ti piace davvero, per cui provi gioia, goduria, felicità o chiamala come cazzo vuoi te. Un qualcosa di tuo e che fai solamente per te. Può essere la corsetta al sabato mattina, la partita a biliardo, il cambiare l’olio alla tua minchia di bambina. Non importa» – Jack sorride pensando alla passione per le due ruote di Will -«Ti senti la vita che esplode dentro! Ecco, confronta tutto questo con una roba pallosa, che ti annoia, che la inizi e poi stai a cazzeggiare su Facebook, ti vai a fumare una sigaretta, insomma fai qualsiasi cosa per rimandarla. Poi alla fine la porti comunque a termine perché così si deve fare. E magari il tuo capo, o tua moglie - tanto non cambia molto- ti dirà pure bravo, ben fatto! E tu coglione a sorridere, a scodinzolare come un cane obbediente. Mentre ok, per la tua corsetta non c’era nessuno ad aspettarti al traguardo. Nessuna medaglia, nessuna pacca sulla spalla, niente di niente. Eppure come cazzo ti sentivi a correre lungo quel sentiero nei boschi, con la luce della mattina che tagliava la foschia azzurrina e nel naso avevi tutto l’odore della rugiada scesa di notte? »

«Si, ho afferrato il concetto Jack. Però sarai d’accordo con me che bisogna trovare dei compromessi, mica puoi fare sempre quello che vuoi. Vale nel lavoro, nell’amore e - fa una pausa - nella vita. »

Il barista annuisce in segno di approvazione.

«Mah siamo sempre li, il compromesso ci può stare se nasce da una mediazione. Però per mediare devi prima avere un’idea di cosa vuoi davvero. Andiamo, quanti di noi si sono davvero posti questa domanda? E quanti invece si sono lasciati travolgere dal sistema in cui viviamo, che ci detta tempi e modi di tutte le tappe della nostra esistenza?»

Will non parla più, forse è stanco, forse vorrebbe solo andare a casa a dormire, dopotutto domani ha una presentazione importante a lavoro.

«Io dico solo – prosegue Jack - che tutti noi dovremmo pensare a quello che nella nostra vita ci ha reso felici mentre lo facevamo, e provare a rifarlo. Provare nuove emozioni ogni giorno. Essere contenti di ciò che abbiamo non perché ce lo dicono gli altri, ma perché lo siamo noi e basta! Non cercare il consenso di chi ci circonda se prima non c’è il nostro. E non è difficile, la maggior parte della gente è capace a farlo, solo che non lo fa per evitare di cadere nello sconforto. Immaginati uno a trent’anni che ha un buon lavoro, gran bello stipendio, una dolce mogliettina che lo aspetta a casa. Un giorno fa una camminata in montagna e capisce che non è quella la vita che voleva. Ripensa agli anni dell’università, a quando voleva fare il giornalista e intanto vedeva suo padre tornare a casa dall’ufficio con la faccia stravolta e giurava e spergiurava che no, lui avrebbe fatto qualcosa di diverso. E nelle orecchie gli risuona la voce di quella ragazza con gli occhi grandi, che aveva frequentato tempo addietro e poi si erano lasciati perché lei era partita per un viaggio intorno al mondo e poi ci aveva scritto un libro e ora sì, lei fa i salti mortali per arrivare a fine mese ma ha tre bambini stupendi e se la incontri per strada ha un sorriso che ti inonda di luce. Credimi Will, ammettere di aver sbagliato è sempre dura. Ma ascoltare noi stessi è il primo passo per rendere questo mondo un pochino migliore.»

Silenzio.

«Ehi Jack, la sai una cosa?»

«No, Will, cosa?»

«Il mio nuovo lavoro mi fa cagare»

Il barista prende un bicchiere, si versa qualcosa e inizia a bere anche lui.

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