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Ti ci devo portare

Come dici? Non sai chi sono? Beh, nemmeno io ti conosco. Non ho idea se ci siamo già incrociati lungo la strada, se lo faremo in futuro o se magari non ci conosceremo mai. Non so bene come tu possa essere, se sarai la mia compagna, un amico o un parente. So solo che sei una persona preziosa e per questo io, qui, ti ci devo portare.

Dunque, per prima cosa c'è un campeggio a pochi passi dal mare. Se ci dovessero dire che sono rimaste solo piazzole al sole non ci fare caso: io oggi stavo per andarmene proprio per questo motivo e poi ho scoperto che c'era tutta l'ombra che mi serviva. Figurati che a un certo punto, mentre ero madido di sudore, è pure passato un manutentore che mi ha suggerito di orientare la tenda verso Levante. E quando gli ho fatto capire che io non sapevo manco dove fosse, il Levante, lui me l'ha indicato con la mano. Sono gentili qui, come i miei vicini, che mi hanno prestato il martello per i picchetti e mi prendevano in giro per il mio accento. "Tu devi essere di Palermo centro, vero?". E giù a ridere. Loro vengono da Palazzolo, un posto non lontano famoso per la salsiccia. Inutile dirti che mi hanno già invitato a una grigliata, magari quando verrai pure tu li ritroveremo. Di certo ci divertiremo a vedere tutta la gente che c'è, in questo posto. Famiglie siciliane con i bambini con tanto accento che manco mio nonno a ottant'anni. Romani che parlano animosamente del traffico sul grande raccordo, eterno come la loro città. Tedeschi quantomai a loro agio in questo contesto così informale. E poi signore non proprio di primo pelo con i rasta e orecchini giganti che penzolano dal naso. Figurati che andando verso la spiaggia c'è un accampamento di almeno quattro tende e cinque bandiere della pace, e tutto intorno ci saranno almeno otto parei con altrettanti alberi della pace disegnati sopra!

Che stavo dicendo? Ah si, che poi ti porterò a vedere il mare. Anzi, i due mari. Perché questa è un figata assurda, che ti piacerà tantissimo. Per arrivare alla punta del promontorio c'è una strada dissestata fatta di cemento e sassi, che ti punge i piedi se non hai le infradito ma chissenefrega, quando vedi cosa c'è ai due lati ti dimentichi di tutto.Ora, noi due non ci conosciamo così bene ma se fossi un tipo (o tipa!) tranquillo ti suggerisco di guardare verso sinistra. Perché lì c'è il Mar Ionio. Calmo, pacato, l'acqua é azzurra e a malapena increspata. Se invece fossi un'anima tempestosa vai a destra senza esitare. Lì c'è il Mar Mediterraneo ed è quasi sempre parecchio agitato, mosso da un vento che viene dall'Africa e lo rende schiumoso, con tante onde lunghe a rincorrersi senza sosta. Potremo stare l'intero pomeriggio a vedere i due mari, se ti va.

Poi se avessimo fame si andrebbe al bar del campeggio. Una birra costa due euro, un panino poco più. Sì mangia e si beve sotto una veranda fatta di cannucce di bambù. I tavoli sono tanti ma non tantissimi, e la gente si siede vicino senza conoscersi, a volte qualcuno si mette a cantare qualche canzone di Lucio Battisti e gli altri lo seguono. Se poi saremo stanchi andremo verso la tenda, e intanto vedresti un cielo così stellato da farti venire un capogiro. Sentiresti il mare (il Mediterraneo) che, inesorabile, trascina con sé onde e storie provenienti dalla vicina Africa. Prima di addormentarci l'ultimo suono sarebbe quello dei grilli, che friniscono indisturbati tra i cespugli.

Ah. Dimenticavo. C'è pure una targa, da queste parti. Dice: avventore, sei in un posto magico.Ma, arrivati fin qui, lo avrai già capito da te.

Allora, mi raccomando, io ci conto. Qui è troppo bello. E io ti ci devo portare.

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