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Signora libertà, signorina anarchia


Sul finire della mia ultima lezione di chitarra, ho capito che per la prima volta ero arrivato a suonare, seppur a stento, una canzone che da due anni a questa parte mi accompagna per mano.

Con lo sguardo sincero e il sorriso luminoso, Pietro, il mio maestro, me l’ha pure detto: vai e raccogli tutti questi pezzetti di bellezza sparsi per la nostra Italia. Perché sono i frammenti, i dettagli che fanno la differenza. Sono le storie di ciascuno di noi, i posti non visti, le strade non prese, le decisioni rimandate e poi finalmente intraprese con forza a segnare le nostre esistenze. Sono i pianti, le ansie vere e presunte, le idee che da subito hanno una fiamma flebile e tremolante, ma che poi si ravvivano in maniera inaspettata scoppiettando di energia, come la legna di un falò sulla spiaggia.

Se ti tagliassero a pezzetti è dedicato a una signorina, bellissima. Lui, un suonatore di chitarra, la incontra lungo un fiume, e in tutta la canzone c’è questa natura viva, potente, unico elemento che sin dalla notte dei tempi rasserena anche il più inquieto degli animi.

Non c’è parola che riesca a descrivere al meglio tutto questo casino di sensazioni che sento spingere dentro, e che ora mi fanno essere entusiasta e, subito dopo, mi fanno venire un po’ d’ansia per ciò che sarà, per gli imprevisti e le sorprese che, in fondo, non vedo l’ora di incontrare lungo la strada.

Non c’è parola se non quella che a pronunciarla evoca lo stato d’animo a cui tutti noi dobbiamo ambire, prima o poi, nella vita. Faber la vedeva così vicina all’anarchia, che non è fare ciò che si vuole senza regole ma, prima di tutto, stare soli con sé stessi per conquistare vette tra le più alte a cui possa ambire il nostro spirito.

Non c’è parola se non quella che, da sempre, evoca il Viaggio: libertà.

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