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Qui, ora


E il sigaro continua a bruciare.

Prima sembrava spento, in bocca lasciava solo un gusto amarognolo.

Poi ho lasciato cadere della cenere nella tazzina, dev’essere stato per quello. Ho ispirato più forte e riecco un fumo bianco, sottile e rassicurante.

Due signore parlano affacciate dal davanzale, una ha un vestito largo e quando ride la sua voce diventa roca. L’altra annuisce con poca convinzione, magari deve tornare dentro per accudire un sugo sul fuoco. Tra di loro c’è una finestra, chiusa. Le persiane sono abbassate.

Tira un po’ di vento, il fumo si scuote, poi torna diritto.

Sussultano le frasche dell’albero, da qualche settimana sono fiorite di un rosa tenue, quasi bianco. C’è questo piccolo bosco, sotto da me.

Talmente modesto che se alzo lo sguardo diventa ostaggio dei palazzi intorno, e allora è meglio stare per terra. Immagino, quasi lo sento, un crepitio attraversare il sentiero.

E’ ricoperto di una ghiaia fine, la stessa dello spiazzo poco più in basso. Intravedo delle galline ancheggiare irriverenti, entrano ed escono da una baracca con la tettoia arrugginita.

Rincuorato prendo coraggio, quello davanti a me non è il solito casermone degli anni sessanta. L’aria di mare ne ha corroso l’intonaco e come ricordo ha lasciato un ocra caldo e bellissimo, come se fossi in un borgo tra le colline.

Nemmeno il tempo di spiare dietro la tenda di un balcone e, più in là, un enorme lenzuolo bianco schiocca come una vela, riflette la luce del sole, oggi chiara e pulita.

Il senso del mare prende più forza per via dello stridio di un gabbiano, irrompe sgraziato sopra al canto degli uccellini.

Dei bambini intanto corrono lungo la strada mattonata di rosso, i passi affrettati rimbombano tra le mura della creuza.

Al preciso ordine di una voce severa si fermano improvvisamente. Sorrido, mi immagino i loro volti accaldati, in piena balia dell’eccitazione e scocciati per questa interruzione inattesa.

Un'altra boccata al sigaro, ora è spento sul serio ma non importa. Finalmente è giunto il piacevole, flebile stordimento di cui il tabacco è forse la causa. Non ho più bisogno di fumare, né di ascoltare un’altra canzone e infatti dal cellulare non esce più una nota.

I pensieri sul dopo, che sia tra una mezz’ora o tra un mese, sono scivolati via dalle spalle, che sento leggere.

Il passato non ansima più con il suo fiatone, è solo un respiro dimesso. Tanto grande è la gioia quanto effimera la sua durata. Tutta la forza sprigionata dallo smarrimento svanisce in un istante.

Allora riprendo il sigaro in bocca, mi ci attacco con violenza, lo succhio come un bimbo con una mammella.

Vorrei già provare nostalgia per quanto appena successo.

La testa torna a macinare idee, progetti, cose da fare ed altre da lasciar perdere.

Mi alzo per tornare in camera, accendo il computer e, trattenendo il respiro, scrivo di tutto questo. Se sarò bravo abbastanza riuscirò a ricordarlo per sempre.

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