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Quelli che seguono il vento

Aggiornamento: 14 apr



Nei giorni di bonaccia indossano un sorriso storto, ricordo di quello che non è stato, malinconia di un futuro che non arriva. Spesso, nel fargli domande, rispondono con uno scrollare di spalle. Non è presunzione, nemmeno loro sanno il motivo di una tristezza sottile, che si posa come neve in aprile. Può capitare che perdano la rotta, ed è quasi sempre un gran bene. Finiscono in mari sconosciuti, privi di qualsiasi mappa o strumento per navigare. Così, finalmente, arriva. A volte è una brezza leggera, altre un'immane tempesta. Sul volto divampa il sacro fuoco dell'avventura o, se preferite, della fuga. Mentre gli altri corrono al riparo, questa gente si riversa nelle piazze deserte, nei boschi che ululano, sotto una pioggia che scroscia. Sono rinvigoriti dal freddo, rianimati dalla fede, qualunque essa sia.

Loro sono quelli che seguono il vento. Da tempo hanno imparato a sentirne l'odore. È stato un giorno lontano, quando si sono lasciati rapire dalla meraviglia del mondo, fregandosene di chi diceva di starsene a casa, perché fuori faceva freddo ed era buio. Chi segue il vento sa che le folate cessano senza preavviso, e ritorna la calma, ma solo apparente. Perché il vento, ormai, loro lo portano dentro. Soffia in ogni parola che dicono, per ogni goccia di entusiasmo che riversano nell'animo di chi li circonda. Portano avanti imprese strampalate, quasi sempre votate al fallimento. Affermano, con convinzione cocciuta, di continuare a crederci, e non hanno nessuna intenzione di mollare. Sono folli, visionari, vittime di gioie immotivate e cadute improvvise. Non nascondono le titubanze, mostrano con orgoglio le poche ma ferme certezze. Si buttano a capofitto dentro a un sorriso, si perdono davanti a degli occhi che li guardano con diverso e stesso stupore. Quando provano felicità tremano come foglie in un pomeriggio d'ottobre, piangono senza ritegno, gridano forte. Gli sguardi che prima sembravano assenti ora sono accesi da una luce che non si era mai spenta davvero. E seguono, seguono il vento ovunque li porti. Non curanti delle ferite accumulate durante il cammino, né dei compagni che perderanno inevitabilmente lungo il tragitto. La tempesta, dicono loro, spazzerà via il superfluo, lasciando un cielo pieno d'azzurro e di sole. Questa gente sa vedere e quindi guardare i segnali. Partono, fuggono, spesso ritornano. Come aerei acrobatici in preda a piroette impazzite, senza una rotta apparente. A forza di seguire il vento hanno imparato che l'unico vero viaggio essenziale è la Vita. Sanno che la sola brezza che mai deve cessare si chiama amore. Per sé stessi, per il mondo che li circonda e per quello che risiede dentro di loro. E mentre parliamo, ragioniamo e giudichiamo, loro sono già per la strada. Col tempo, però, hanno imparato ad aspettare. È stato un giorno in cui tirava il maestrale e hanno avuto paura di perdere. Quel giorno, un tizio gli disse che ciò che conta è non avere fretta, perché le cose belle non volano via.


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