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Parma e il senso del viaggio



La differenza è nella R.

A Parma è strascicata, quasi moscia, e conferisce alla spiritosa parlata emiliana un tono raffinato, che diventa persino aristocratico se a pronunciarla sono signori di una certa età. Entrando nella chiesa di Santa Maria del Quartiere incontriamo quattro vecchietti intenti a chiacchierare, come se nulla fosse, sotto una gigantesca cupola affrescata del 1600. Vittorio, dagli occhi chiari e il camminare un po’ barcollante, ci dice che può fare qualcosa per noi. Lo annuncia in modo solenne, quasi magico, poi scompare in una porticina a destra dell’altare. Quando torna ci spiega che tra poco potremo vedere la cupola illuminata, “giusto il tempo che i riflettori si scaldino”. Poi mi chiede dieci centesimi. No, non li vuole da Imma, la ragazza di cui sono ospite a Parma. Li vuole da me, dal genovese. Io che ho fiutato lo sberleffo apro con decisione il portafoglio “gli do anche un euro, se vuole”. “Ah, ma allora non è un vero genovese”, mi dice lui. Ridiamo.

Parma è una di quelle città in cui, in un altro momento della vita, avrei potuto viverci, almeno per un po’ di tempo. Ad esempio mi sarebbe piaciuto fare l’università, e alloggiare in un posto preciso. C’è un manipolo di case ammucchiate sulla sponda sinistra del torrente. La sponda della città nuova, quella popolare e per questo vista con un po’ di diffidenza dai parmigiani più snob. Insomma, queste case sono tutte di un colore diverso, c’è quella che tende all’azzurrino, l’altra al beige, un’altra ancora al verdolino. Insieme creano un’armonia cromatica piacevole agli occhi e anche a qualcos’altro. Sopra il tetto di ciascuna si alzano le antenne delle tv, ma non quelle paraboliche degli ultimi tempi. Sono stuzzicadenti di metallo, che spiccano in un cielo che di pomeriggio si riempie di artigli dell’ultimo sole.

Da Parma a Bologna ci sono settanta chilometri, un’ora scarsa di treno regionale, eppure è tutto così diverso, come spesso accade nel Bel Paese. Certo, non sono poi così dissimili, ma se il capoluogo si contraddistingue per uno spiccato carattere popolare, quasi accattone, Parma è città ducale, elegante, chic.

Imma ci vive da due anni, prima stava a Reggio Emilia, dove si è scontrata con una certa diffidenza della gente del posto verso i forestieri. A Parma è stata fin da subito un’altra storia, ed è uno spettacolo andare in giro con il suo entusiasmo, la voglia esuberante di mostrarmi ogni angolo di questa bella città.

Ma non ti manca il mare? Le chiedo alludendo alle sue origini napoletane.

Sì, certo, ma alla fine non dista poi molto, e per lavoro lei lo vede spesso e volentieri. Tuttalpiù, a pensarci bene, mancano i balconi. Perché a Parma non ci si affaccia così apertamente. Meglio farlo con le finestre, occhi discreti sulle vie del centro, quelle più grandi qui si chiamano borghi, altre strade.

Oggi ho pranzato divinamente. Culaccia, prosciutto crudo, spalla di maiale tiepido accompagnate da torta fritta (guai a chiamarli gnocchi!). Imma mi raccontava con la consueta passione tante storie di uomini e donne d’azienda che rendono questa terra un’eccellenza del nostro paese. Perché qui lo spirito imprenditoriale del vicino Nord si accompagna con un calore umano più tipico del Centro-Sud. Il risultato è come una fetta di culaccia sulla torta fritta: strepitoso.

Ormai sono abituato a pensare che nulla sia dovuto al caso, e per questo penso che non ci potesse essere luogo migliore per riprendere questo viaggio. Si era interrotto in Toscana, che da sempre reputo una delle mie regioni preferite. Sono ripartito dall’Emilia-Romagna, una terra che conoscevo meno ma che si sta velocemente svelando, con il suo spirito gioviale e godereccio. No, nulla succede per caso, ci stavo nuovamente riflettendo anche poco fa, quando su Parma si è abbattuto un violento temporale. Ho pensato che non sarebbe stato bello ritrovarsi inzuppato dalla testa ai piedi in qualche parte dell'Appennino Tosco-Emiliano, dove ho trascorso una splendida settimana in Cammino.

Tra le tante cose che il camminare insegna c’è quella di godersi ciò che viene. Ogni giorno è disseminato da piccole grandi gioie. Nuove conoscenze, vecchi amici che vengono a trovarti. Un messaggio inaspettato di tuo fratello, mentre canti spensierato tra prati verdi ancora bagnati di rugiada.

Da qualche settimana ho una sensazione, strana e bella. Come se fossi alla vigilia di un evento importante. Non so, forse è solo un auspicio. Forse è solo il desiderio di dare un senso a questo grande viaggio. Ma in fondo per farlo è sufficiente avere finalmente la forza di accendere il pc, scoprire che le dita battono veloci sulla tastiera, non mi devo nemmeno sforzare più di tanto a trovare le parole.


Così facendo capisco che tutto va già verso una direzione. Non so ancora quale, ma alla fine la bellezza del viaggio sta anche nel vivere le cose, ancora prima di capirle.


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