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La luce di Malaga (sognando Cordoba) 

Non avrà lo splendore di Siviglia, il brulicare di Malaga (e meno male!), nè il fascino senza tempo di Granada, eppure mi è bastata una passeggiata di dieci minuti a Cordoba per amare questa città. Piazze nascoste dietro le consuete case bianche andaluse, silenzio interrotto solo dal vociare di qualche signore che si lamenta del tempo e del governo, proprio come i tre vecchietti do Faber. Cameriere che parlano in un inglese zoppicante, le strade del vecchio quartiere ebraico strette e deserte. E che dire di una tavolata di amici in un angolo di una taverna, qualcuno fa spuntare una chitarra, delle dita veloci ne stuzzicano le corde e una voce forte, struggente intona una canzone che porta con sé tutta la passione di questa terra straziata dal sole? Per le strade una signora si mette a ballare. Gli altri, sottoscritto compreso, battono il tempo con le mani. Senza volerlo mi sembra di essere arrivato ad una Andalusia meno turistica e più autentica proprio come ultima meta di questo mio viaggio. Questo pomeriggio ho lasciato Malaga; senza troppi rimpianti, a dirla tutta. Il chiasso del centro, con ristoranti tutti uguali nel loro triste formato turistico, distese e distese di cemento lungo una spiaggia infinita, che rinuncia alla sua libertà perché soffocata da tutti quei palazzi. Anche la luce, stamattina, non era chiara e limpida come uno si può aspettare nel sud della Spagna, ma sporca di un'umidità che avvolgeva il porto e non lasciava nemmeno intravedere l'orizzonte nel mare. No, non mi è piaciuta Malaga, o forse sarebbe meglio dire che non l'ho capita fino in fondo. Eppure, a pensarci meglio, è lì che conserverò alcuni dei ricordi più belli. Come il ritrovarsi con Davide qualche sera fa, e noi due felici come bambini con un monopattino sotto ai piedi a sfrecciare sulle strade deserte di un sabato mattina. A pensarci meglio Malaga è stata anche una tovaglietta di carta e una verandina sul mare, quest'oggi a pranzo. Dopo aver fatto quello che forse sarà l'ultimo bagno della stagione mi sono ritrovato in un ristorantino senza pretese, che emanava tutta quella spensieratezza che normalmente abbiniamo all'estate. E sarà stata la camicia colorata dei camerieri, la pelle ancora pizzicata dal sale, i tanti pezzetti di questo viaggio che già stanno iniziando a formare un mosaico bellissimo. Sarà stato il passare del tempo, perché dietro alla mia anima eternamente in partenza ce n'è una, non meno forte e altrettanto nostalgica, che vuole tornare e che negli ultimi giorni sta prendendo più forza. Sarà stato tutto questo e qualcosa di più, ma sta di fatto che alla fine anche la luce opaca di Malaga mi ha strappato un sorriso.

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