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I grilli nel mare

A Fisterra la sorte è un biglietto di carta argentata: cinque euro per comprarlo, dieci centesimi per grattarne la patina e uno sbuffo leggero, per soffiarne la polvere e sperare un futuro diverso. Gridano, i gabbiani. Di notte volano nervosi sopra al Castillo, e quando non li senti è perché il vento urla arrabbiato, e allora il mare dorme con te, abbracciato nel letto. Friniscono i grilli. E se con la mente riportano a estati lontane, nella casa in campagna dei nonni, onde che spruzzano sugli scogli vicini ti fanno continuare a sognare, con gli occhi aperti. Non pensavi che questi due suoni potessero vivere assieme. Di notte si cammina lungo il molo, qualche battuta ai ragazzi che pescano calamari sotto a una fila di luci gialle e poi dietro front verso casa. Prima però bisogna salire le scale, guardare le luci dei paesi al di là della baia e toccare un pezzo di muro. È da lì, dal molo, e ancora meglio da una barca che si vede davvero Fisterra. Perché lei è un po' come quell'altra lì, che la devi vedere dal mare. Le barche nella rada sono appoggiate ad un nastro che scorre veloce, lascia un blu indaco negli occhi di chi guarda, e un odore di sale e di alghe nelle narici di chi annusa. Qui il tempo ha un po' meno senso, la gente del posto sembra saperlo, rimane seduta su seggiole di plastica seccate dal sole e intanto fissa qualcosa al di là della spiaggia. Ai pellegrini, ai turisti, a qualunque cosa che passi vicino non ci fa caso. Perché spesso qui la gente non ci fa caso e non lo vede nemmeno, al mare; ma quando lo fa non solo lo vede ma lo guarda, lo contempla e ci si perde. Lo odia e lo ama, in un istante che diventa per sempre. Sopra, sulla collina, ci sono stradine strette, che spesso si tramutano in scalinate sbilenche, tra puzzo di piscio di cane e carte buttate per terra c'è un bimbo, gioca da solo. In un bar lo sguardo di un uomo, i capelli unti e sporchi, è fisso sul fondo del bicchiere. Chiede un altro giro, saluta a qualcuno che ormai è già andato via con un sorriso triste, e poi inizia il suo monologo di sempre, amaro come l'ultimo sorso di whisky. Speranze tradite, un figlio mai più rivisto e una vita intera stipato nella coperta di una nave. A Fisterra oltre la baia c'è un promontorio, e di notte a guardarlo spunta un fascio di luce furtivo, veloce. Spaventa, la prima volta, mentre dall'altra parte tu non lo sai, ma lui sta gettando speranza in un oceano sconfinato, dove risuonano le anime di tanti naufragi. La sera il sole sfuma oltre una spiaggia immensa, dove riflessi di pescatori si accendono con l'ultima luce sul bagnasciuga. Poi un'altra onda a lavare il presente, di nuovo il vento furioso, la notte che giunge lenta, prima che le stelle annuncino un domani così simile all'oggi, in questo piccolo meraviglioso angolo di fine del mondo.

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