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Gli arrivi di un aeroporto


Andate agli arrivi di un aeroporto.

Andateci quando siete follemente felici, andateci quando il mondo vi sembra uno schifo.

Andateci con un nodo alla gola o un tremore nel cuore.

Andateci per quella bimba che è sfuggita a papà e si è seduta davanti alla porta scorrevole. Aspetta, e intanto fa le beffe a un finanziere.

Andateci per quella mamma con la pelle abbronzata e un vestito lungo fino alle caviglie, aspetta anche lei, con un sorriso pieno di luce.

Andateci per guardare quella rosa nascosta dietro alla schiena, lui ad ogni rotolare di valigia si sporge con la testa più in là, a cercare dei capelli un po' mossi.

Andateci perché quando la porta si apre è un dolcissimo suono di sospiri che fremono.

È un grido atteso da tempo che chiama il suo nome.

Andate, agli arrivi, e quando tocca a voi correte, lanciatevi al collo, gridate il suo nome, saltatevi addosso, piangete insieme a dirotto.

Andateci per risentire il suo odore a distanza di giorni, mesi, anni. Per dirvi che vi siete mancati.

Andate agli arrivi di un aeroporto anche quando dietro alla porta che scorre non spunterà proprio nessuno.

Andateci quando le vostre giornate sono tristi e noiose sul divano di casa. Andateci e guardatevi intorno.

E mentre la gente si abbraccia non li invidiate. Aspettate che la porta si richiuda. E che poi si riapra.

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