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Evviva



"Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d'estate. Una magnifica giornata d'estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava."


C'è sempre un buon motivo per citare uno degli incipit più belli mai letti, anche quando non si è conosciuto nessuno, l'estate è ormai agli sgoccioli e, soprattutto, non mi trovo a Lisbona.

Partiamo da qui: io per alcuni istanti oggi ci sono stato, a Lisbona. È successo mentre camminavo in una strada un po' sbilenca, da un lato c'erano dei palazzi bianchi con persiane colorate, dall'altro macchine parcheggiate addosso a un muretto. Alzando lo sguardo ho visto tanti tetti grigi, alcuni a forma di guglia e, ancora oltre, una sottile, impercettibile striscia di azzurro. Anzi, erano due, perché sotto al cielo terso di Trieste c'era l'Adriatico in tutta la sua potenza, e pensare che sino ad oggi lo disdegnavo. Sino a oggi disdegnavo l'effetto di una bella dormita sul treno: due ore a sonnecchiare su un interregionale mi hanno fatto arrivare fresco e riposato, e quando mi sono ritrovato davanti al cartello Italia, perché dopotutto questo è un posto di frontiera, mi sono sentito ancora più viaggiatore del solito. Subito prima aveva fatto la sua comparsa il vento, che da lì in avanti non se ne sarebbe più andato. Frizzante, giocoso, libero.

È troppo facile dire che questa città è come Genova. Certo, ci assomiglia perché porta con sé quel misto di salino e sporcizia proprio delle città di mare. La posizione pure ricorda qualcosa, contorniata da montagne che hanno però un profilo più dolce di quelle di casa.

È troppo difficile anche elencare tutti i luoghi che, oggi, mi sono venuti in mente. In una piazzetta subito sotto al colle di San Giusto il sole entrava di sbieco, illuminando a metà un palazzo. All'ombra rimaneva tutto il resto, compresa una vecchia bici appoggiata ad una ringhiera arrugginita. La Coruña, i giorni felici dell'estate scorsa, le strade del centro storico percorse sia con mamma che con papà. Ma anche Marsiglia, vista di sfuggita in una mattina grigia di dicembre, e che ultimamente si è rifatta sotto grazie a un libro appena finito. Ecco, parliamo di quel momento. Perché le ultime pagine le ho lette davanti alla pineta di Barcola, con un sole sempre più grande che si insinuava dietro agli alberi, ed esaltava le silhouette di alcuni ragazzi che giocavano a pallacanestro. Los Angeles forse? 

Poi ho finito il mio spritz (devo ricordarmi che qui l'aperol non ce lo mettono se non lo chiedi!) e mi sono diretto verso la passeggiata. La gente se ne stava sdraiata ai lati, non curante dei passanti, il sole era sempre più infuocato ma il vero spettacolo lo faceva l'acqua del mare. Ad ogni folata di vento c'erano tante, minuscole creste che prendevano mille direzioni, come se sotto ci fossero stati dei pesciolini impazziti, in fuga da un grosso predatore. E io che guardavo tutto questo e sorridevo, anzi mi è proprio venuto da ridere.

Quella trascorsa a Trieste è stata una giornata speciale e riavvolgendo il nastro non credo di aver fatto chissà quale pratica magica per renderla tale. Ho guardato molto meno il cellulare, sono rimasto per lunghi tratti a vedere la gente che chiacchierava in un bar, o che camminava per le vie eleganti del centro. Ho camminato pure io, tanto. Mi sono stancato e non ho pensato al prima né soprattutto al dopo. Niente piccoli sensi di colpa o preoccupazioni quotidiane, quelle belinate che prima o poi vengono sempre a galla. Oggi c'è stata l'intenzione, poi divenuta voglia, di stare soltanto con me stesso. In tutto questo ho ritrovato tanti luoghi che appartengono al mio passato, più o meno recente. E se ho sempre sostenuto di essere rimasto un po' deluso da Lisbona beh, oggi Trieste mi ha dato una scossa, e un giorno giuro che ci torno, ma senza fretta. Prima lasciamo che scorrano le ultime ore di questo 18 settembre. Un venerdì che ricorderò per essermi sentito un po' più comodo, al mio posto, in questo mondo. Di solito quando succede ripenso ad alcuni progetti inziati e mi convinco che presto li porterò a termine. Tra questi vi è un libro da scrivere, parla di tre ragazzi e pure di me.

A ripensare a quanto fatto oggi, ma soprattutto a come mi sono sentito mi viene in mente il titolo. È un'esclamazione che oggi ho gridato mentre vedevo Trieste dall'alto, dopo aver camminato un'ora in piena e consapevole solitudine. Una parola che esprime l'unico amore incondizionato che si deve sempre avere, quello per la vita.

Evviva! 


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