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Esta ciudad es un sueño

Se me parlava pure prima con Davide, in arte Tokyo. No, nessun remake della casa di carta, almeno per il momento. Davide è un amico che in un'afosa serata di Malaga è spuntato dietro a dei chiassosi turisti inglesi e mi ha raggiunto per un pezzetto di questo viaggio. Ebbene, con Davide prima si parlava di sogni e obiettivi di vita. Lo facevamo dopo aver camminato su e giù per le stradine ripide di Granada, e poi finalmente ci siamo goduti il tramonto da una chiesetta in cima a una collina, ma di questo ne parlerò dopo. Ebbene, al mio amico Davide ho ripetuto quanto già scritto e pensato qualche giorno fa: sono davvero contento di quanto successo fino ad oggi in questo mio 2019. E mentre lo dicevo nella mia testa frullava qualcosa di più, ovvero quella pacifica sensazione di non volersi trovare in nessun altro posto se non su quella precisa collina, con alle spalle quella precisa chiesa che sembrava uscita da qualche western di Clint Eastwood e davanti una strabiliante accozzaglia bianca di case, tetti, palazzi. Ha proprio ragione Ray, che su uno scalino per arrivare a questo posto ha scritto che questa città è un sogno. Chiusa in un abbraccio da montagne che spuntano da tutti i lati, appare proprio così, specie se la vedi dietro alle finestre ricamate dell'Alambra, fortezza arrampicata su una rocca che é tanto severa da fuori quanto dolce quando la vedi dentro. Forme, linee, colori, tutto ha un senso meraviglioso, e la bellezza per gli occhi è tanta che ti gira la testa. In questo viaggio sta succedendo tutto così in fretta, forse troppo. Se ripenso alla giornata di ieri ero ancora nella "mia" Cadice, e nel prendere il bus per Tarifa avevo incrociato lo sguardo di un pendolare che scendeva dal solito treno per andare a lavorare. Sorrideva, quell'uomo. E spesso è proprio da quei sorrisi che partono le paturnie che negli ultimi due anni ogni tanto mi vengono a trovare. Mi chiedo se tutto questo abbia un senso, se è normale a trentadue anni fare sedici chilometri a piedi solo per vedere lo stretto di Gibilterra, come ho deciso di fare ieri, percorrendo una statale piena di camion e polvere. Un'altra piccola pazzia per un altro sogno che avevo fin da bambino, quanto mi piaceva la storia delle Colonne d'Ercole. Ora che bambino non sono più, a volte mi chiedo se la mia vita di fino a qualche anno fa non potesse comunque darmi soddisfazioni, quella felicità che pure intravedevo sul volto del signore a Cadice. Sono un animo inquieto, e continuerò a pormi queste domande, ne sono certo. Eppure è quando mi fermo, come successo l'altro giorno in quella casetta sulle colline dell'Algarve, o come capitato poco fa sotto il cielo dorato di Granada, che trovo qualche indizio per sorridere. Posso lasciare sfogare i miei pensieri, lasciarli schizzare in ogni direzione, senza il timore di cadere in brutti precipizi. Non ho paura di affacciarmi al futuro perché non mi spaventa sapere che tra una decina di giorni tornerò a lavorare e no, non c'è quel mal di pancia che avvertivo qualche tempo fa. Non mi infastidisce il passato, specie il recente, perché sono soddisfatto di ciò che ho fatto, belinate comprese (a proposito, bello lo stretto di Gibilterra ma da bus si vedeva ancora meglio 😄) E poi quando lascio stare questi concetti astratti che fottono le vite di tutti noi, quando almeno per un istante mi scordo del prima e del dopo, quando riesco a concentrarmi solo sul presente, beh quello è il momento in cui arriva la risposta piu forte di tutte. Dietro a un sole che tramonta sento una felicità, leggera che spunta. Ed è bello essere qui, e vivere ancora un poco questa città che, proprio come me, continua a sognare.

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