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Corsaro del cuore


“Sai, mi è venuta in mente una cosa”.

Luca mi guarda con un’espressione sognante.

“É che tu sei proprio un corsaro del cuore”.

Ricambio con uno sguardo a metà tra il grato e il confuso. Butto giù l’ultimo sorso di birra, senza aggiungere altro.

“Corsaro”, riprende lui. “Perché il viaggio per te è scoperta, voglia di arrivare dove altri non sono mai passati. Avventura che sa essere unica, sempre e comunque. Non ti accontenti di quanto è in superficie, vuoi andare oltre. Ti inoltri nelle più remote terre tra acque tempestose, luoghi che solamente attraverso faticosi percorsi riesci a raggiungere. Lì, provi a trovare la bellezza che hai sempre cercato, con gli occhi della meraviglia sempre bramata”.

Vorrei dire qualcosa, anche solo per la bellezza delle parole. Ma Luca ha ancora qualcosa da aggiungere.

“Il cuore tu lo sai usare, eccome. È bussola e guida nelle tue scelte. Indica la direzione e poi ti accompagna, senza abbandonarti mai. Ma, proprio perché il tuo spirito è corsaro, non ti indicherà mai la rotta più facile, né quella meno impervia”.

Ora che ho capito dove vuole andare a parare, vorrei che si fernasse. Provo con un gesto a farglielo capire, ma Luca nemmeno mi guarda.

“A te il cuore prende a battere davanti alle imprese più ardue, quelle in cui chiunque ti direbbe: lascia perdere, fratello mio, ne uscirai malconcio e sconfitto. E tu parti lo stesso, non certo per sfida verso gli altri, ma solo perché in quella partenza, e soprattutto in quel viaggio, vedi il senso più alto della vita. Così ti ritrovi sul ponte del tuo vascello, in compagnia di un vento che, solitamente, all’inizio è sempre promettente. Senti l’amore per il viaggio, la vita, l'amore e basta. Assume la forma di vento che sbatte sul viso. Le vele si gonfiano, il tuo spirito è forte e libero”.

“E poi...”, provo a dire io.

“Poi, amico mio, il viaggio mica era facile. E questo lo sapevi già prima di partire. Alla prima burrasca scuoti le spalle, liquidandola come un acquazzone e nulla di più. Alla seconda quasi ne esci fortificato, mentre alla terza devi per forza ammettere che ci sono stati dei danni allo scafo. Ma sai che puoi contare su un equipaggio prodigioso, o almeno così credi. E allora il viaggio non si ferma, continua in un mare sempre più in tempesta.”

Luca mi guarda negli occhi, vede che sono liquidi. Sorride e va avanti.

“Ogni tanto devi pure vederla, una luce. Un timido bagliore nella notte, che magari altro non è che il fanale di poppa di qualche altro corsaro come te. Ma tu ci vedi la terra, quella tanto agognata e per cui sei in viaggio ormai da tempo immemore. A quel punto stappi la bottiglia di un vino buono che conservavi da parte per l’occasione giusta. La mattina dopo è giorno di bonaccia, e davanti a te c’è un'isola che in molti nemmeno credevano potesse esistere”.

La vedo. Mentre Luca ne parla la immagino come un isolotto rotondo, circondato da scogliere ruvide e altissime, sulle cui sommità si intravedono appena foreste lussureggianti, prati verdi. Addirittura riesco a sentire lo scroscio di fragorose cascate.

“Sì, la tua isola esiste, corsaro. Ma pare inaccessibile, tanto che l’equipaggio si rifiuta di accompagnarti, e ti ritrovi a remare su una scialuppa, solo ma fiducioso. Per ore cerchi un pertugio, in fondo ti basta una spiaggia di sabbia su cui approdare. E cerchi, cerchi, non ti fermi mai, perché sai che non ne vale la pena ma il senso più alto della tua stessa esistenza ”.

“E poi?”, chiedo io.

“Poi chi lo sa, corsaro del cuore. A me piace pensare che se l’isola è quella giusta ti svelerà un passaggio segreto. Quello mai percorso da nessuno. E ti immagino finalmente toccare terra, lasciare la scialuppa sulla riva e non averne nessuna nostalgia. Né per lei né per il vascello. Quasi ti vedo percorrere una ripida gola che si addentra per l’entroterra. E finalmente correre a perdifiato in una prateria su cui soffia un vento gentile, lo stesso che ti ha portato fin là. Mi sembra di udire le tue urla di gioia nel lasciarti percuotere il corpo nudo dall’acqua della cascata. Guardo i tuoi occhi, stanchi ma finalmente fermi su un punto. Senza la benché minima voglia di andare oltre, contenti del tragitto percorso e infinitamente grati per il luogo raggiunto. Piangono e ridono, sconvolti da una felicità inaudita. Così ti lasci cadere, ti sdrai su quell’isola che capisci essere il tuo luogo da sempre. Non devi più pensare al prossimo viaggio, ai preparativi della partenza. Non ci saranno più tempeste da affrontare. Da questo momento ci sarà un’isola meravigliosa che saprà prendersi cura di te, e tu farai lo stesso con lei”.

“Chissà quando succederà tutto questo”, sospiro mentre vado a pagare al bancone. Luca mi mette una mano sulla spalla.

“Magari sei già su quella scialuppa. E l'isola è davvero stupenda. Bella e inespugnabile, da quello che dici. Ma tu continua a remare, corsaro”.


Luca mi tampona una lacrima col dito. Io chiudo gli occhi e mi sembra di sentire il rumore dei remi che accarezzano l’acqua.

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